Sirene: mostruosa seduzione

Intervista apparsa su F, magazine di Cairo Editore del 9 novembre 2015

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Perché la voce cura?

“La voce della madre e del padre: incontro tra musica e parola nel percorso di individuazione

Laura Pigozzi- Convegno La Musicoterapia Clinica, OspSan Carlo Mi. 26 nov 16

Al convegno di Musicoterapia Clinica, che si è tenuto all’Ospedale San Carlo di Milano, in questo mese di novembre, mi è stato chiesto un intervento di inquadramento sul significato della voce a partire dall’inizio, cioè dal valore strutturante delle voci familiari. Questo ci permetterà di cogliere un nesso tra il suono dell’origine e il valore trasformativo del suono.

Parleremo di “voci familiari”, pur senza dimenticare che nessuna voce è veramente familiare, nemmeno la propria. Ogni voce è bifronte: sappiamo che è la nostra, la riconosciamo, ma contemporaneamente reca in sé qualcosa di perturbante che ce la rende Continua a leggere

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L’inconscio è il sociale?

Dal blog “L’inconscio, è il sociale” della Casa della Cultura, a cura di Marisa Fiumanò:
La psicoanalisi può confondersi con la sociologia? Gli strumenti di lettura che Lacan ci ha lasciato per leggere il sociale sono spesso a rischio di contaminazione. Anche l’aforisma “L’inconscio, è il sociale” con cui ho chiamato questo blog, si presta all’accostamento tra sociologia e psicoanalisi. Tuttavia la psicoanalisi non è una sociologia perché è una scienza del singolo, del soggetto che costruisce il suo particolare discorso estraendo i significanti dalla lingua in cui è allevato e con cui dà corpo al suo mondo.

La lingua fa parte dell’indagine sociologica – nessun sociologo potrebbe occuparsi di una determinata cultura senza conoscerne la lingua- ma la sociologia non indaga sull’uso, inventivo e originale, che ciascun soggetto fa del linguaggio in cui è cresciuto. Un uso che egli non decide ma che s’inscrive in lui fin dalla nascita e, prima ancora, quando è nel ventre di sua madre.

Come psicoanalisti ci occupiamo del sociale ma non per questo facciamo sociologia, a Continua a leggere

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A proposito dell’indicibile

L’indicibile sembra essere, contemporaneamente, il nostro limite e la nostra risorsa. Rende ridicola l’arroganza delle nostre teorie, ma è anche è un nobile abitante del nostro corpo, del nostro inconscio, della nostra voce. Un irraggiungibile che raggiunge l’altro attraverso il gesto, anche vocale o ritmico.

Il corpo che si muove in seduta – quando per esempio inventa un movimento ritmico come nel caso di un bambino che batteva il tempo col piede -, ci dice che forse quel soggetto è alla ricerca di un radicamento possibile, di una terra di approdo, di un aggancio.

L’epifania del movimento ha luogo perché c’è un altro che l’ha attivata e che resta lì, col suo corpo, a far da testimone che accoglie quel lavoro inconscio del bambino.

Il movimento dei piedi – così come il nostro modo di camminare – rappresenta lo stile con cui ciascuno di noi ha elaborato un suo ancoraggio, il modo in cui ciascuno di noi interpreta il suo corpo nello spazio e il suo posto, anche fisico, da cui poter prendere la parola.

Non è raro vedere esseri umani che hanno quelli che chiamo “piedi volanti”: sembrano esseri sospesi, psichicamente fluttuanti come non fossero ancora nati o come anime in fuga pronte a spiccare il volo quando la relazione si fa troppo presente.

Nella emissione della voce, ad esempio, i piedi devono avere radici altrimenti non c’è sostegno del suono nonostante tutte le tecniche diaframmatiche che si possono mettere in atto.
Emettere la voce è, prima di tutto, un atto psichico.

Da molti anni lavoro sulla voce sia come luogo del canto (che anche insegno) che come Continua a leggere

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A proposito di Burkini

Nelle immagini di harem dipinte dagli artisti occidentali, Fatema Mernissi nota la “sconcertante assenza paura che si riscontra negli uomini dell’harem europeo” Un sultano che può tenere tante donne, spiega Mernissi, dà una prova di forza. “I mussulmani si descrivono come insicuri nei loro haremCaliffi furono avvelenati e soffocati dalle loro favoriteNegli harem musulmani gli uomini si aspettano dalle loro donne schiavizzate una feroce resistenza e la volontà di sabotare tutti i loro progetti di piacere“…Non è strano – scrive il califfo Harun – che l’intero pianeta mi obbedisca e che io obbedisca a queste tre signore, determinate a disobbedirmi?”

La formazione di Fatema Mernissi avvenne, appunto, in un harem, allevata dalla nonna Jasmina il cui insegnamento fondamentale era: “Devi concentrarti sugli stranieri che incontri e cercare di comprenderli. Più riesci a capire uno straniero, maggiore è la tua conoscenza di te stessa.

Tra ciò che vi è di perturbante per la coscienza occidentale posta di fronte alla cultura mussulmana, un posto d’attenzione merita la questione del velo.
Questo velo sulle donne disturba. Disturba forse le donne per le quali potrebbe Continua a leggere

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Julieta

Il film Julieta mi ha lasciata molto turbata. E’ il film di una persona tormentata. Un film irrisolto. Madre e figlia assai poco credibili nella dinamica psicologica che si crea. Tutto molto poco verosimile psicologicamente, e quindi poco

coinvolgente. L’unica cosa bella era il “ponthos”, il mare delle avventure, il mare di Ulisse. Qualcosa che nel film rimanda ad una sfera mitica, più ancora che mitologica. Mitica virilità, mitico eros, mitica passione, assoluta, che porta alla morte. Un eros visto e vissuto come colpevole, debordante, spaventoso. Un eros che consuma e uccide e non lascia spazio all’amore fraterno e agapico. Forse questa la cifra del film?

Donne e ragazze lontane da qualsiasi realtà emotiva. Una madre, Julieta, che forse piacerebbe molto a Laura Pigozzi, molto donna e poco chioccia. Eppure la relazione madre figlia si dispiega in un fallimento totale. Continua a leggere

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Aspettando Nadeau

Usciti da La Nouvelle Quinzaine Litteraire, storica rivista di cultura francese fondata da Maurice Nadeau, la maggior parte dei redattori e collaboratori – contrari alle nuove linee editoriali della proprietà – ha fondato nel gennaio 2016 la rivista En attendant Nadeau, Aspettando Nadeau
Fedeli alla loro storia comune intorno a  Maurice Nadeau, scomparso nel 2013, – alcuni hanno collaborato a La Quinzaine littéraire fin dal 1966–, e con il sostegno di Gilles Nadeau, suo figlio, i collaboratori hanno deciso di mantenere vivo il loro desiderio di comprendere il mondo e la società attraverso la recensione delle opere di letteratura e scienze umane. Hanno dunque lanciato un nuovo giornale elettronico En attendant Nadeau.

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La bellezza in che senso? Perché l’arte contemporanea fa arrabbiare?

Tento di dire, anche polemicamente, qualcosa sulle opere d’arte e in particolare quelle dei nostri tempi. Distinguo le prove dall’opera finita. Mi domando: perché la risposta del pubblico a tanta arte contemporanea è indifferente o ostile? Perché l’arte non dovrebbe anche far nascere sentimenti ostili? Potrebbe esserci nei fruitori una risposta emotiva al nuovo modo di disorganizzazione, di tendenza all’eccesso dei tempi nostri. Molti artisti disprezzano la committenza nell’opera stessa. Una volta erano più saggi e ipocriti?

Gombrich, convinto che l’estetica abbia un suo specifico potere, raccomandava: “All’uscita da una galleria d’arte, non andate subito in strada; sostate cinque minuti in atrio, altrimenti rischiate di andare sotto un’automobile.”

Aveva fede nell’esperienza estetica. Bei tempi! Oggi l’evento potrebbe essere diagnosticato come un tentato suicidio.

Inevitabili premesse
Parto dai dubbi. Forse la figura della bellezza è apprezzabile per contrasto, se la vediamo sullo sfondo del perturbante. Forse Il Brutto ha una sua bellezza. La mia idea è che l’artista Continua a leggere

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Ascolto clinico, ascolto musicale

Quando vado a un concerto e vi incontro un collega psicoanalista, talvolta mi chiedo se sappiamo tutto quello che ci piacerebbe sapere sull’esperienza che stiamo vivendo (Winnicott, 1989, 227).

0. Non saprei inventare una teoria forte in cui inserire l’ascolto. Di conseguenza procederò per punti successivi, per se­milibere associazioni, in un ordine non proprio logico, ma anche affettivo, musicale, meteorologico (Zanzotto, 1996) e virerò (evirerò?) attorno alle boe delle domande come “cos’è il bello?”, o anche “cos’è la coscienza?”, domande che credo potrebbero steriliz­zare la relazione terapeutica, benché siano buone domande. Le lascio a chi riflette altrimenti sul pensiero. Questo mi con­sentirà di proporre temi subentranti, come un fugato con le diverse famiglie di strumenti dell’orchestra.

0.1. In una recente sintesi sulla creatività Mauro Mancia (1990) ci ricorda come la costruzione del proprio mondo interno sia già un primo passo creativo della vita psichica, Continua a leggere

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Youth o della gioventù muta

L’ultimo film di Paolo Sorrentino è film sulla vecchiaia loquace o sulla giovinezza muta? O su entrambe? Qui sono i vecchi che parlano, i giovani massaggiano, usano il corpo, motivano le loro scelte con la pulsionalità irriflessa della carne. Da una parte la parola, dall’altra il corpo, ma anche il corpo é parola e non sempre la parola è vuota, come mostra Miss Universo che, con competenza, fa un rilievo sulla frustrazione. I giovani del film forse sono rappresentati dalla massaggiatrice, apprezzata e ineffabile, che dice di non aver nulla da dire, che è tutta contatto e movimento. Fin qui nulla di nuovo, parrebbe.

Protagonisti due vecchi amici, vecchi amici in tutti i sensi: interpretati da Michael Caine e Harvey Keitel, i due uomini si frequentano da 60 anni e sono anche consuoceri, visto che la figlia del primo – una quarantenne triste e irrealizzata, che fa da assistente al padre – si Continua a leggere

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