Discorso di Alain Didier Weill all’Unesco

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traduzione d
i Laura Pigozzi, curatrice del sito

“L’uomo è dotato di una strana capacità, quella di divenire. Però questa non è che una possibilità: egli può dire no al divenire ed è precisamente ciò accade quando sceglie -senza saperlo – la follia o quando è portato a scegliere -non senza saperlo- la direzione di obbedire ad un tiranno.

Che l’uomo possa dire “si” al divenire è l’humus della poesia e della psicanalisi, ed è ciò che ha condotto l’uomo Freud alla enunciazione che ricapitola l’etica stessa della psicanalisi: “Là dove era l’Es, l’Io ha il dovere di divenire”.

La psicanalisi è erede dei lumi perché mette in luce alcuni “impensati” sui diritti dell’uomo che, uscendo dalla loro latenza, possono chiarire perché nella contemporaneità proprio la nozione di diritti dell’uomo sia banalizzata e come alcune parole “brucianti” – come libertà, uguaglianza e fraternità – siano state come colpite da frigidità. Il lavoro della psicanalisi lotta contro quei processi psichici che tendono a rendere frigido ciò che era bruciante. La psicanalisi può contribuire a restituire alle parole usate la loro fiamma poetica. Il divano, su cui si può produrre questa operazione, è un luogo intimo attraversato dall’esteriore. Il divano è un luogo “estimo” (Lacan): ciò lascia intendere l’esistenza di una continuità tra l’intimo e il sociale e quanto, dunque, la psicanalisi sia legata alla politica.

Freud ha individuato due tendenze dinamiche opposte che espongono il soggetto ad essere diviso tra due proposizioni radicalmente diverse: la prima, quella di Freud già evocata (Là dove era l’Es, l’Io ha il dovere di divenire ) espone il soggetto ad un richiamo di natura universale, destinato ad ogni uomo, perché ogni uomo è un “uomo in divenire”, per il fatto di essere parlante. Ora, ciò che Freud scopre con l’esistenza di ciò che ha chiamato Superio, è che esiste tutto un tutt’altro tipo di comandamento che contraddice il primo, perché la sua vocazione non dice “vieni alla vita” ma, al contrario, “non ci venire, non sei il benvenuto”. Come si manifesta l’estraneità assoluta di questo comandamento mortifero e osceno? Quello che per noi è il divano non è certamente il solo luogo dove si manifesta la voce e lo sguardo di questo giudice intimo e interiore che condanna il soggetto senza che per questo egli ne riconosca il tiranno….”

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