Il segreto della musica

da Angela Peduto, psicoanalista a Bologna

Siamo nel XVII secolo. Monsieur de Sainte Colombe è uno dei più grandi maestri di viola da gamba del suo tempo. Uomo solitario e schivo, suona con straordinario talento e il suo amore per la musica è assoluto. Quando la morte irrompe nella sua vita e Monsieur de Sainte Colombe perde la moglie amatissima, si ritira ancora di più dal mondo. Da solo, suona in un piccolo capanno costruito tra i rami di un gelso, in fondo al giardino. La musica è il suo rifugio, il suo lamento, la sua nostalgia, il suo pianto, il suo fantasma d’amore.

Un giorno un giovane ambizioso penetra nell’universo del musicista. Si chiama Marain Marais, ha cantato nella cantoria del re. Poi, a sedici anni, avendo perduto la voce d’infanzia, è stato rimesso in strada. Vuole imparare dal grande maestro, vuole perfezionarsi nell’arte della viola. Ma saper suonare non significa essere musicista: questa è la dura lezione che apprenderà da Sainte Colombe. Marin Marais dovrà attraversare l’esperienza dell’amore, della perdita, del dolore, della crudeltà, della sofferenza patita e inflitta, per giungere infine a cogliere qualcosa dell’essenza della musica.

“La musica esiste semplicemente per parlare di ciò che la parola non può esprimere. In questo senso, essa non è del tutto umana”

Qual è dunque il segreto della musica? Da dove viene? Che cosa esprime? Che cosa la assilla dal suo fondo misterioso? Che cosa cerca il compositore chino sul suo strumento?

Parlare di musica non è facile. Il materiale di cui è fatta ha una singolare riluttanza ad essere tradotto in parole. Perciò offriremo suggestioni e lievi tracce, ispirati da alcuni meravigliosi passaggi di Tous les matins du monde.

Ci guiderà il suono fragile e malinconico della viola da gamba.

Ilaria Colicchio legge brani tratti da Tous les matins du monde di Pascal Quignard

Rosita Ippolito e Martina Weber eseguono musiche di Sainte Colombe e Marin Marais

Sabato 16 novembre 2013 ore 18  ingresso libero
Libreria Einaudi Via Mascarella 11/A Bologna tel. 051-222947

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Una risposta a Il segreto della musica

  1. Giovanna Bosco scrive:

    Ho letto con incanto, anzi, più che letto, ‘ascoltato’ la storia di Monsier de Sainte Colombe e del giovane e ambizioso Marain Marais, che si illude di poter diventare un perfetto musicista appropriandosi dei segreti dell’arte della viola, e che dovrà invece, per poter ‘cogliere qualcosa dell’essenza della musica’ attraversare l’esperienza dell’amore, della perdita, del dolore.
    Una storia di iniziazione, e insieme un modo metaforico, allusivo, profondamente evocativo (l’unico possibile) per parlar davvero di musica, per avvicinarsi alle profondità da cui essa sgorga.
    E proprio vero: “la musica esiste semplicemente per parlare di ciò che la parola non può esprimere”. Lasciando vagare la mia fantasia, immagino che proprio questa irriducibile spinta espressiva abbia indotto per la prima volta un pastorello a fare alcuni buchi in una canna e a trarne dei suoni.
    Ma perché, se è in grado di parlare di ciò che la parola non può esprimere, la musica sarebbe “non del tutto umana?”.
    L’essere umano nasce con la musica (ad essa è avvezzo prima ancora di affacciarsi al mondo) e sulla musica si fondano i suoi primi scambi con il mondo materno. La parola viene dopo, con il ‘paterno’ ed è attraverso la parola che il bimbo fa il suo ingresso in un mondo sociale, con le sue convenzioni linguistiche, le sue norme, le sue istituzioni, la sua ‘cultura’. Tutto questo si dissolve nuovamente quando ci si avvicina alla fine della vita, e la musica è l’ultima forma di comunicazione che può connettere il morente con chi l’accompagna verso l’estremo passaggio, e che, dopo, può esprimere in modo profondo e insieme rendere tollerabile il dolore di chi resta.
    Non sono forse eventi umanissimi la nascita, la perdita, la morte?
    Mi viene incontro un’altra immagine visivo-sonora: la sirena, in parte donna in parte pesce,dunque “non del tutto umana” e il suo ammaliante canto.
    Le sirene emergono dalle profondità del mare della vita e nel mare inducono a tornare.
    Forse il perturbante della musica, la più toccante ma anche la più evanescente delle forme artistiche, sta nel connettere le istanze più profonde e vitali con l’accettazione della morte, relegando sullo sfondo ciò che appartiene alla sfera dell”istituito’, e che si perpetua nella trasmissione culturale dai “padri” ai “figli”.

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