Cristalli e poesia

Da Rosalba Maletta, Ricercatore di ruolo confermato di Letteratura Tedesca Università di Milano

Guardando l’acqua gelata, che fa da cornice al sito di Laura, immagino il confine, il limine. Intreccio di arti e di saperi, semenzaio di idee e luogo eterotopo di incontro e scambio, in cui autrui (Lévinas) viene all’idea.

Fiocchi,
Abbagli senza conseguenze della luce.
Uno dietro l’altro e altri ancora, come se
Il senso non contasse, ma più il riso.
E Aristotele lo diceva bene,
Da qualche parte nella Poetica, letta così male,
È la trasparenza che conta,
In frasi che siano come un brusio d’api, come un’acqua chiara

Yves Bonnefoy, da: Inizio e fine della neve, 1991 (Einaudi 2002, p. 187)

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MORSA E DISINFETTATA

dal vento radiante della tua lingua
la chiacchiera colorata dei
fatti per sentito dire – la dalle centolingue
spergiura poesia, il colpo alla nuca del nulla.
Spazzata
dal turbine,
libera
la via verso la neve
dalle umane sembianze,
la neve di penitenti, verso
i soggiorni e le tavole ospitali
dei ghiacciai.
In fondo
nel crepaccio dei tempi,
presso il favo di ghiaccio
attende, un cristallo di respiro,
la tua incontrovertibile
testimonianza

Paul Celan, WEGGEBEIZT, 30.12.1963

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Respiro, tu invisibile poesia!
Spazio puro del mondo
Senza posa scambiato col nostro proprio essere. Contrappeso
In cui io ritmicamente accado.
Unica onda di cui
io a poco a poco sono mare;
tu più esiguo di tutti i mari possibili –
spazio guadagnato.
Quante parti degli spazi già furono
dentro in me. Più di un vento
è come mio figlio.
Mi riconosci, aria, tu, pregna ancora di luoghi un tempo miei?
Tu, delle mie parole, di volta in volta liscia corteccia,
rotondità e foglio.

Rilke, Sonetti a Orfeo, II, 1 (Einaudi, 2000, p. 62 – tr. modificata)

Gong
Risonanza, non più con l’udito
Misurabile. Come fosse il suono
Che tutt’intorno ci trascende,
una maturità dello spazio.

Rilke: Muzot, fine ottobre 1925 (Einaudi, 2000, p. 557)

Musica

[…]

Musica: tu acqua del bacino della nostra fonte,
tu fiotto che cade, tu tono che specchia,
tu beatamente destata sotto la presa del risveglio,
tu, quiete puramente completata dall’afflusso,
tu più di noi….., da ogni “a qual fine”
liberata

Rilke, 1925

La cornice è data: musica e suoni e voci al di fuori di un attuale che cancella le orme di quella santità che cifra la creatura. Cosa di più prossimo al corpo e al sangue e al ritmo del cuore della musica? Cosa di più santo – nel senso della qedushah ebraica – della parola poetica? Cosa di più visionario e de-lirante di una composizione pittorica che si apre sulla faglia di uno spazio immaginale, chiastico, abissale?

L’acqua ghiacciata coagula nel tempo della creazione e precipita in cristalli di acuminata, perlaborata perfezione. Noi che perdiamo sempre; noi che sempre prendiamo congedo, pulsiamo in cristalli di ghiaccio. I più perfetti, giacché i più prossimi a entropia zero. Cristalli carichi di senso vibrante di creato: perfezione achiropita, dove l’essere umano lascia la parte più preziosa di sé: il proprio liquore stratificato di aión in aión. Orme di quella santità unheimlich / heimlich che ogni vita reca seco; tracce di materia umana: memoria inconscia della specie ove nulla si perde, o quasi.

Dal «crepaccio dei tempi» – se solo sappiamo ascoltare con gli occhi e guardare con le orecchie – ci si fa incontro quella coalescenza di signans e signatum che parlò in-fans quando «amava avvolgersi nelle parole come fossero colori». Essa è «[…] quel che di muto, impalpabile, ovattato, fioccoso si aduna nel cuore delle cose, simile al turbinio di neve nelle piccole sfere di cristallo» Walter Benjamin, Infanzia berlinese.

Confine, limine, crepaccio, firnis e bianco: latte, dono di madre. Hierós / hágios chiamato a dettare il rhythmós della creazione che sempre accade in quella prima lingua. Risalire babil: traluce nella parola poetica una topologia altra e dell’Altro, la quale, per essere nel tempo e nello spazio (penso qui al Being e al Going on Being di Winnicott), deve fare e farsi violenza, sacrificio, sacre, rite de passage.

rosalba maletta

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Una risposta a Cristalli e poesia

  1. Laura Pigozzi scrive:

    Grazie Rosalba per il prezioso intervento!
    Colgo l’occasione per dire che l’immagine del sito mostra dei cristalli che in una mattina d’inverno si sono così composti in giardino. La bella foto è di Enrico De Palma.

    Il cristallo, come il minerale di cui parla Freud paragonandolo al soggetto, si può rompere solo lungo certe linee. Qui ci interessa anche e soprattutto come si può unire, in una rete non omogenea, come la bella foto mostra.

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