Pascal Quignard. La musica come non è stata mai raccontata

Modigliani. Violoncellista

“Bisogna convenire che il violoncello è un oggetto transizionale non tra i meno ingombranti. Un lembo di coperta, un fazzoletto o un orso di peluche sono forse più lontani dal delirio. Ma più ancora che l’invenzione degli strumenti a corda, è quella dell’archetto che mi pare rispondere a un delirio stupefacente. Come può venire in mente di strofinare un arco con un arco? Perché raddoppiare l’arco? Proprio come le lancinanti cicale, eterne – o che quanto meno hanno preceduto l’uomo e gli sopravviveranno – che sfregano le élitre sul loro risonatore, e però hanno su di me il vantaggio di non mettere la loro musica in disco. Si prende un arco di crine e si sfrega un arco di budello. Ecco come ho trascorso la vita. Nella musica barocca – quella in cui mi sono progressivamente specializzato – l’archetto, arrotondato come l’arco di un bambino, è tenuto col dorso della mano rivolto verso il basso, mentre con le dita si regola a piacimento la tensione dei crini. L’arco con le corde di budello ha prelevato i suoi budelli da una capra morta. L’arco con i crini ha prelevato i suoi peli dalla coda di un cavallo brado. Che hai fatto della tua vita? Ho sfregato un pelo di cavallo su un budello di capra.
L’organo di Bergheim era tutto l’opposto e spesso avevo l’impressione di tradirlo…Ma non mi è mai sembrato che l’organo si rivolgesse fino in fondo agli uomini né che fino in fondo si accordasse con la musica. Che io sappia, è il solo strumento che cerca di inondare, che non si lascia ascoltare in forma registrata, che si rivolge più al luogo o a Dio che all’ascoltatore, oceano sonoro che sin dalla prima ondata inghiotte, invade irresistibilmente, riempie imperiosamente lo spazio fino alle volte – e il cui ascolto non sembra mai propriamente umano e individuale.”

(tratto da Pascal Quignard, Il salotto del Württemberg)

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